DaNit


DaNit sta per nascere, mancano pochi mesi alla stesura definitiva. Qui il preambolo del libro e vi chiedo un suggerimento per il titolo, che potrà essere "'Danit, la ragazza dei boschi', o 'la ragazza che viaggiava', o, o, o", o una vostra idea per un titolo più accattivante (che vi chiedo gentilmente di scrivermi).

Per ora il titolo è semplicemente:


DaNit

Preambolo

A Danit piace viaggiare perché le piace innamorarsi di tutto ciò che non conosce.

Lei non è una persona ordinaria, di quelle che conducono una vita routinaria immersa nella ricerca di status symbol tipici sociali a protezione di un futuro sicuro, di una tranquillità artificiale, di una comfort zone per lei inaccettabile, senza alcuna propensione al cambiamento, ad una crescita verso una felicità libera da infiniti consigli e compromessi, per lei insopportabili.

Danit è una ragazza silenziosa e luminosa, lunare e a volte lunatica, che ha scelto un cammino di ricerca, di risposte alle sue difficili domande.

Il quotidiano per lei è complicato, perché deve restare in quel suo limbo di straordinarietà che comprenda anche la normalità, alla ricerca di stimoli e cose da conoscere, alla ricerca di poter far emergere da dentro quelle idee che scorrono libere nella sua mente, attraverso il suo cuore, altrimenti non riesce a stare bene. Lei non sopravvaluta la felicità che di fatto ancora non è riuscita mai a vivere; usa la sua fragilità per combattere, per trovare quello che la appaga davvero, perché vuole vivere una vita che abbia un senso.

Danit ha capito che deve sgomitare per essere felice in un mondo apparecchiato per l’infelicità; mette al centro un’idea di qualità come unico criterio possibile per una vita di salute, ove la sua fragilità è fondamentale e da non reprimere mai, in quanto origine per comprendere i suoi bisogni.

Quindi Danit parte, corre, visita posti nuovi, conosce persone nuove, legge, ha mille pensieri, dubbi, sogni e incertezze. Cerca tra tutto questo un punto di arrivo, un posto straordinario dove fermarsi, stare ferma ad osservare la natura e a sentirne l’energia, a sentire al meglio la propria vita che scorre, una beatitudine ricercata nella sua piena libertà di azione; quella beatitudine che in India o in Europa viene ricercato attraverso la meditazione, Danit la ricerca nella sua capacità di espressione, nei suoi viaggi, nel suono della sua musica, nell’ascolto profondo di se stessa.

Lei cercava questo, ma inizialmente non lo capiva e non lo trovava, quindi si ribellava ai luoghi comuni, alle scelte imposte dagli altri, fino ad iniziare a meditare sul fuggire via… per poi, chissà, trovare persone che, come lei, avevano scelto le stesse ricerche nella loro vita, in primis, la pace, affette dalla sindrome di voler mantenere il proprio spirito e la propria integrità per sempre, e così la tendenza allo stupore, il collegamento costante con la propria creatività.

Tutto questo lo stava cominciando a realizzare, ma intanto nel suo momento più difficile, di profondo buio, decise di tingere i suoi lunghi e lisci capelli chiari, di colore nero.




17 visualizzazioni0 commenti