L'odore delle Rose -intervista all'autore-

Aggiornato il: feb 20

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Dedicato alla donna

a colei he cavalca il fiume in disparte

sol per viver di spirito e di arte

le sto per dire

ma tu non sai cos'e' l'amore,

e nel suo volto naufrago con dolce dolore,

alzo la testa, vedo gioia

imparo l’amore

non parlo, contemplo anche la noia


Video intervista da Caosfilm


PREFAZIONE

Da un punto di vista tecnico, L’odore delle rose è defini- bile come un prosimetro, ovvero un’opera letteraria in cui versi e prosa si alternano in maniera dolce ed equilibrata. Il prosimetro è un genere assai raro nella nostra tradizione; esso trova il fulcro del suo splendore nel medioevo – la Vita Nuova di Dante Alighieri ne è un fulgido esempio –, per poi essere progressivamente abbandonato. Il Niccoli riesce a re- suscitarne l’anima, compiendo un’operazione quasi magica: da un lato cioè ne salvaguarda i motivi filosofico-religiosi nonché l’armonia musicale tipici delle origini, da un altro ne attualizza i contenuti e li arricchisce di istanze intimistiche.

Vero protagonista del libro è San Miniato, comune to- scano che gode di una nobile tradizione teatrale e lettera- ria – qui Giosuè Carducci ha composto le sue prime opere, come Le risorse di San Miniato al Tedesco – e che deve la sua fortuna anzitutto alla posizione privilegiata che occupa: sorge infatti, immerso nel verde, su un colle a metà strada tra Firenze e Pisa, strategico per il controllo della Via Fran- cigena. Ciò ha fatto sì che, nei secoli, ricoprisse un ruolo determinante da un punto di vista economico, politico e re- ligioso. eppure l’uomo contemporaneo, nella sua brama di ricchezza, controllo e dominio, sembra aver dimenticato la storia di questo incantevole territorio, una certa ‘geografia del cuore’, procedendo a una sistematica distruzione delle bellezze e delle risorse autoctone, in nome di un progresso che, alla resa dei conti, tale non si è dimostrato, incapace di vincere le sfide poste dalla ‘sostenibilità’. Per questo è molto severo il giudizio dell’autore nei confronti del genere umano, incapace di ascoltare la voce della natura e lo spirito dei luoghi, di rispettare ecosistem tradizioni, di respirare

all’unisono col paesaggio che lo circonda. È col tracotante ego dell’uomo moderno che il Niccoli se la prende, con una società che ha dimenticato i suoi valori cristiani, che non sa guardare negli occhi il proprio passato e coloro che ne sono testimonianza viva, per trovare dei rimedi a un pre- sente pazzo e irrispettoso delle meraviglie di un Pianeta che l’ignoranza va progressivamente devastando, e che ha le ore contate. e allora, che prospettive può avere l’uomo del futu- ro, se non sa tutelare la memoria e farne tesoro?

D’altronde non c’è da stupirsi di questo scempio, sembra sussurrarci l’autore, considerando che nemmeno per i nostri simili siamo più in grado di provare compassione. Como- damente assopiti dietro i maxischermi che ormai abitano le nostre case, commentiamo distaccati le notizie funeste che quotidianamente ci raccontano della morte in mare di centinaia di migranti in fuga da violenza e tirannia. L’odio è diventato il motore dei nostri pensieri, il denaro il nuovo dio da adorare, l’arroganza e disprezzo per i simili i tratti caratteriali da mostrare con spavalderia.

Ma cosa è diventato l’uomo – sembra chiedersi il poeta? Una macchina programmata per annientare tutto ciò che lo circonda, a partire dal sacro nucleo familiare, se pensiamo allo spaventoso numero di femminicidi che l’Italia riscontra. Non a caso proprio alla ‘donna’ è dedicato il testo, nella spe- ranza che dalla loro sensibilità, dall’energia che sprigionano e dalla forza che dimostrano nel sapersi sempre rialzare e ricominciare, possa partire un processo di rigenerazione, di purificazione dello spirito umano ormai marcio e satollo di sporcizia.

Il regalo dell’autore a quest’umanità degenere è proprio L’odore delle rose, perché da un libro può iniziare un ‘ri- sveglio’, un libro può essere un atto di presa di coscienza, un seme da piantare nelle menti più fertili, specialmente nei più piccoli che saranno gli uomini del futuro, e che saranno chiamati a giocare la partita più importante, decisiva, per salvare se stessi e una Terra che chiede disperatamente ‘aiu- to’. Sapremo ascoltare queste grida?

A cura di Giuseppe Palladino




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